“Negare fatti storici, specialmente se così importanti come l’Olocausto, non è accettabile. Né possiamo accettare che si chieda l’eliminazione di uno Stato o di un popolo. Pertanto vorrei che tale principio fondamentale fosse rispettato sia a parole che nella pratica da tutti i membri della Comunità Internazionale” Ban Ki-Moon, Conferenza Stampa del 14 Dicembre 2006
E' inutile sai, il male che fa il peso di un bacio. L'hai dato soltanto perchè eri da solo.
La colpa dov'è?! Qua intorno non c'è. Sai dirmi tu dov'è?! In un giorno che piove.
Un giorno che tu ti senti inutile. Coriandoli a natale E magari ancora troppo stanco per ricominciare. Ma scometto che poi.. Tu te ne andrai.
E' semplice ma.. ma non dire che la vita ti prende soltanto alle spalle.
Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile. Coriandoli a Natale E magari ancora troppo stanco per ricominciare. E magari ancora troppo stanco per ricominciare. In un giorno che ti senti inutile. Coriandoli a Natale Ma scommetto che poi.. Tu te ne andrai.
E' inutile sai vorrei ma non puoi toccarmi nel cuore entrarmi negli occhi Ti ha preso in un giorno che ti senti inutile. Coriandoli a Natale
Ma scometto che poi... Tu te ne andrai Tu te ne andrai Tu te ne andrai Tu te ne andrai...
Regà ma 'n do' annate, che fate? tornate qua, nun me va de pià legnate! Capirai, ciò l'occhi 'mpastati, nun ho dormito gnente, ho fatto tanto tardi pe' fà divertì la gente.
Mo me sdraio qua dietro e schiaccio 'n pisolino Come quanno me portava 'n machina mi padre da rigazzino. Dietro fa 'n po' freddo, è proprio un grande strazzio Che me frega, stasera me ripio, vado a vedè la Lazzio!
Ma quanto è passato, due, tre ora ar massimo ma l'amichi mia 'ndo stanno? li possino.. Ciò freddo, paura, ma che è? .... so' tutto 'nsanguinato Mammina mia, 'ndo stai, ma ch'hanno combinato?
'No sparo, le botte, li pianti, 'a polizia? E mo' basta! vojo a mi regazza, 'a famia, l'amichi mia! Nun ciò più le forze, smetto da lottà Me ne vado da 'sto monno, colmo de stupidità.
Tranquilli Ma', Pa', fratello caro vado a stà mejo, Lì nun esiste er baro. Passerò la notte insonne pe' parla' co' Dio merito 'n posto bello, je lo chiedo a modo mio.
In risposta ai vari editoriali sui quotidiani. "No, non lo sapete. Non lo sapete perché ieri pomeriggio e ieri sera è successo quello che è successo. Ed è proprio questo il motivo per cui succede e continuerà a succedere. Per la distanza che da trent’anni ci separa. Una giusta distanza. Tutti scrivete, tutti sapevate, tutti avete opinioni e soluzioni. Ma nessuno capisce che in realtà è la distanza che determina questo stato delle cose. Una distanza sempre uguale, da sempre, da Furlan a Sandri, da Colombi a Raciti. Ma quale "caccia al poliziotto".. ma quale "l’agente voleva fermare la rissa".. ma quale "complotto al derby sospeso". Non è colpa di nessuno se in questo paese l’abitudine all’impunità è diventata assuefazione. E chi non si assuefa, per volontà, per mancanza di strumenti o per il rifiuto di strumenti, che ad altro non servono che a sopportare, fa quello che fa. Reagisce. Agisce. Sbaglia. Fa bene. Fa male. Ma fa. Sappiamo tutti che quell’agente non pagherà. Ci hanno abituato a questo. Ci hanno abituato nei secoli. Ma anche recentemente. E non pagherà perché la tensione che si è inevitabilmente alzata, verrà usata (di fatto già lo è) per pareggiare il danno. Ma il danno culturale, la frattura.. la distanza non è così che si ripara. Così si afferma. Si sentenzia. Si scolpisce dentro le persone, nella loro vita quotidiana, nei pensieri, nei gesti e nello strato più profondo dell’animo. La distanza. Giusta perché, ancora una volta, nessuno ammette, nessuno si dimette, nessuno è e sarà vero nella verità delle cose. Nessuno ha sparato come conseguenza di uno scontro tra ultras. A uccidere Raciti non è stato il diciassettenne. Il bambino morto al derby è stato creduto possibile da 70.000 persone perché 70.000 persone erano testimoni dalle 18 di quel pomeriggio della violenza dei reparti della finanza attorno allo stadio olimpico. La distanza la mettono i pomeriggi domenicali con le loro discussioni sull’accaduto affidate a Moggi e Belpietro. Condannano l’odio. Loro, che di odio sono maestri nelle rispettive vite professionali. La giusta distanza la mettevano gli opinionisti Biscardiani che se le davano peggio che in qualsiasi autogrill dell’A1 e che oggi scrivono editoriali condannando ieri pomeriggio e ieri sera. Pareggia. Pareggia il danno. Sandri è morto come un qualsiasi pischello Napoletano che senza casco sul motorino a 14 anni viene colpito alle spalle perché non si ferma ad un controllo di polizia. Sandri è morto come un qualsiasi operaio pagato in nero che casca da un ponteggio di otto metri. E’ morto in un modo assurdo e ingiusto. E’ la paura che questa morte resti tale a mandarti fuori di testa. Perché è POSSIBILE che resti tale. Possibilissimo in questa società civile dove quattro cazzotti o venti minuti, o un’ora di tafferugli contemplano spari in faccia mentre migliaia di famiglie rovinate da un crack finanziario possono andare a fare in culo. Loro. E non chi li ha ridotti così. Questo è quello in cui le giovani leve crescono e senza accorgersene incamerano. Questa è l’acqua che bevono. La carne che mangiano. I sogni che non sognano. Questo è quello in cui i più adulti cercano di galleggiare. E’ questo il nostro paese di cui si canta l’inno. In cui uno che si dopa in tv vince il pallone d’oro ed è chiamato a testimone dei valori dello sport. La distanza ce la teniamo. A questo punto la pretendiamo. In lei ci riconosciamo, la difendiamo. Ci saranno sempre due verità nello stato delle cose. La nostra la sappiamo. La sapremo sempre e sempre la cavalcheremo. Senza sosta, senza tregua. Non curandoci delle “leggi del branco” con cui cercano di incasellarci in sondaggi e programmi tv o affibbiando stemmi di partito o appartenenze terroristiche. Che dicano, che scrivano, che reprimano. Biglie, sassi, punteruoli. Era un ragazzo buono e gentile. E se fosse stato cattivo? Faceva differenza? Doveva morire con tre, quattro botte invece che una? Una morte insegna sempre. Per questo il modo migliore di ricordare Gabriele è dicendogli grazie anche se non si conosceva. Grazie perché molti da ieri saranno persone migliori. Lontano adesso. Distanti. Giustamente distanti. E lui è qui dalla parte nostra. E’ loro il disagio sociale. Soltanto loro, regà."
APPENDICE: La Patata Leonessana L'altitudine, le condizioni climatiche, la natura del terreno, spesso a reazione acida, fanno dell'altopiano leonessano un territorio particolarmente vocato per la coltivazione della patata ; inoltre, le tecniche colturali eco-compatibili consentono l'ottenimento di un prodotto con caratteristiche di particolare pregio. Nel leonessano vengono oggi coltivate soprattutto le migliori varietà a pasta gialla; la semina avviene nel mese di maggio e la raccolta dalla seconda metà di settembre a inizio ottobre. Si ottengono tuberi con buccia liscia, grossi e con un equilibrato contenuto in zucchero ed amido. Dal punto di vista nutrizionale risulta un eccellente alimento, indispensabile in una dieta equilibrata; le vitamine A, B1, B2, C ed E contenute nella patata svolgono un'azione antiradicali, la quasi totale assenza di grassi ne consiglia l'utilizzo nelle convalescenze. Nella tradizione culinaria leonessana, la patata, cibo povero, viene da sempre servito in molte varianti. Come già detto, la sua composizione è equilibrata e per questo la patata di Leonessa tiene molto bene la cottura, assorbendo poca acqua e risultando eccellente per la preparazione di gnocchi che ben si sposano con condimenti tradizionali, come il sugo al castrato, o più raffinati, come il tartufo nero dell'altipiano. Il sapore viene esaltato se condita con olio extravergine di oliva e prezzemolo; ancor più appetitosa è la patata "rescallata", lessa e poi saltata in padella con cipolla e pancetta. Nulla vieta di accompagnarla e mescolarla alla carne in umido,alle polpettine ed in ogni altro modo la fantasia suggerisca. Per i bambini e per i più golosi possono risultare più appetitose le patate fritte, in particolare quelle con la buccia rossa che rendono più croccante e dorata la frittura. Come dolce consigliamo le ciambelle di patate , molto diffuso nella zona, prelibatezza della cucina leonessana.
I need a good woman. I need a good woman more than I need this typewriter, more than I need my automobile, more than I need Mozart; I need a good woman so badly that I can taste her in the air, I can feel her at my fingertips, I can see sidewalks built for her feet to walk upon, I can see pillows for her head, I can feel my waiting laughter, I can see her petting a cat, I can see her sleeping, I can see her slippers on the floor. I know that she exists but where is she upon this earth as the whores keep finding me?